Il Palazzo d’Accursio (o Palazzo Comunale) è la sede del municipio di Bologna dal 1336, situato sulla Piazza Maggiore, oggi il municipio della città. La sua costruzione conobbe diverse fasi dal XIII al XVI secolo, con rimaneggiamenti fino al XX.
Il palazzo ospita anche la collezione d’arte municipale che conserva dipinti risalenti al medioevo fino al XIX secolo, nonché il museo Morandi con le opere di Giorgio Morandi, e la biblioteca Salaborsa, inaugurata nel 2000 negli antichi locali della Borsa di Bologna.

Storia

Un primo complesso si costituì attorno al palazzo abitato in origine da d’Accursio, che era giurista e maestro di diritto all’Università, acquisito dal municipio alla fine del XIII secolo con edifici adiacenti. Nel 1336 divenne la “sede degli anziani”, che erano i più alti magistrati del comune. Divenne poi sede del governo della città.
Verso la metà del XV secolo il palazzo fu ampliato dall’architetto Fioravanti, un orologio fu installato nella torre d’Accursio con una giostra e automi in legno (rimosso nel 1796).

Fu modificato di nuovo all’inizio del XVI secolo, dopo la caduta dei Bentivoglio.

Nel 1920, durante una sessione del consiglio locale che si tenne nel palazzo, fu scatenata una strage dal partito fascista italiano, opposto ai socialisti.

Visita del palazzo

Facciata

Il palazzo è un vasto complesso architettonico di quasi 15.000 m2.
La facciata che dà su Piazza Maggiore è la più decorata. Il portale del XVI secolo è sormontato da una grande statua in bronzo del Papa Gregorio XIII.
Vicino alla Fontana di Nettuno, una grande finestra con balcone fu realizzata nel 1553 da Alessi. Su questa parte del muro si vedono i riferimenti alle antiche unità di misura bolognesi, così come l’altare dei partigiani, installato nel luogo dove i nazisti fucilavano. Una Madonna con Bambino in terracotta è datata 1478, opera di Niccolò dell’Arca.

Interno

All’interno, la scala del XVI secolo è attribuita al Bramante. Si susseguono saloni e cappelle: Sala d’Ercole, Sala del Consiglio Comunale, Sala Farnese, Cappella Farnese, Sala Rossa e Sala Urbana.
L’ultimo piano del palazzo ospita oggi il museo municipale delle collezioni comunali d’arte.

Primo piano

Al primo piano, nella sala del Consiglio comunale si riuniva il senato della città. Il soffitto è ornato di affreschi barocchi di Angelo Michele Colonna e Gioacchino Pizzoli realizzati tra il 1675 e il 1677, raffiguranti la Minerva (dea della conoscenza) e Marte (dio della guerra) con la Fama, Cibele (Magna Mater Goddess), Bacco, Pomona e Cerere, che simboleggiano le terre fertili dei dintorni.

La Sala d’Ercole ha preso il nome dalla statua in terracotta e in bronzo realizzata da Alfonso Lombardi che rappresenta Ercole che vince l’idra di Lerna.

La sala rossa (Sala Rossa) ha preso il nome dal colore degli arazzi del XX secolo, attualmente utilizzata per i matrimoni civili.

Secondo piano

Al secondo piano, la Sala Farnese fu allestita nel 1665 dal cardinale Girolamo Farnese, precedentemente designata “Sala Reale”, dove Carlo V fu incoronato re d’Italia nel 1530 con la Corona Ferrea. Gli affreschi che decorano la sala raccontano storie della città dal medioevo.
Gli affreschi della cappella risalgono al 1562, opere di Prospero Fontana.

La Sala Urbana fu costruita verso il 1630 dal cardinale Bernardino Spada. Le pareti furono ricoperte a metà del XVIII secolo di affreschi di duecento stemmi, legati ai governatori della città e ai legati pontifici dal XIV secolo.

La Sala dei Cavalieri fu trasformata alla fine del XIX secolo con dipinti che proseguono quelli della sala Urbana.

La Galleria vidoniana fu allestita dal cardinale Pietro Vidoni nel 1665 con ricchi dipinti, mobili, mobili e oggetti provenienti da donazioni fatte al comune fine XIX secolo e inizio XX secolo.

La Sala Boschereccia è ornata di decorazioni di ambiente naturale risalenti al 1797.

Galleria

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Informazioni