La Basilica di Santo Stefano è un complesso religioso, indicato anche come le “Sette Chiese” (delle quali in realtà ne restano solo quattro). Risalente al V secolo d.C., è uno dei siti più affascinanti di Bologna, dove i monumenti datano a epoche diverse, ma mostrano un’armonia stilistica romanica.
Di fronte alla graziosa piazza triangolare piazza Santo Stefano, con la chiesa del Crocifisso di origine longobarda dell’VIII secolo, la Basilica del Santo Sepolcro del V secolo ricostruita nell’XI, la Chiesa dei Santi Vitale e Agricola probabilmente anch’essa del V e ricostruita nell’XI, il Cortile di Pilato costruito nell’VIII secolo, la chiesa del Martyrium risalente anch’essa al V, il chiostro medievale probabilmente del XII secolo, e il museo Santo Stefano.
Storia
Secondo la tradizione, San Petronio, vescovo di Bologna dal 431 al 450, avrebbe fondato la basilica per imitare il Santo Sepolcro di Gerusalemme, costruito su un tempio dedicato alla dea egizia Iside. Comunque sia, l’origine dell’edificio è molto antica, con la chiesa di San Giovanni Battista o del Santo Crocifisso (chiesa del crocifisso) che data all’VIII secolo, e quella del Santo Sepolcro (San Sepolcro) ricostruita nell’XI e restaurata nel XII che risalirebbe al V secolo. È in una cella di quest’ultima, provvista di un altare, che si trovava la tomba di San Petronio, il santo protettore della città. La chiesa dei Santi Vitale e Agricola (San Vitale e Sant’Agricola) che conserva le tombe dei martiri risale al V secolo e fu ricostruita nell’VIII e nell’XI secolo.
I restauri della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo hanno modificato l’aspetto complessivo dell’antico complesso, e il numero delle chiese passò da sette a quattro.
Piazza Santo Stefano
Dalla Piazza Santo Stefano, di fronte a bei palazzi medievali si vedono le facciate di tre chiese del complesso: la chiesa del Crocifisso, quella del Santo Sepolcro e quella di Vitale e Agricola. Questo insieme presenta una bella omogeneità stilistica romanica.
All’esterno delle chiese, due sarcofagi medievali hanno conservato i resti dei primi vescovi della Chiesa di Bologna (leggi anche la pagina piazza San Stefano).
Chiesa della Crocifissione
La chiesa della Crocifissione, di origine longobarda, risale all’VIII secolo. È composta da una navata e da un coro sopra una cripta a volta. Sulla sinistra si trova il gruppo scultoreo del XVIII secolo de la Lamentazione di Angelo Gabriello Piò.
Il crocifisso del coro risale agli anni 1380.
Sulle pareti affreschi del XV secolo descrivono il Martirio di Santo Stefano.
Nella cripta è conservata un’urna con i resti dei santi Vitale e Agricola. Sotto uno strato di intonaco accanto all’altare, due affreschi illustrano il martirio dei santi. Vi si trova anche un piccolo affresco del XV secolo, detto la Madonna della neve, forse di Lippo di Dalmasio.
Chiesa del Santo Sepolcro
La basilica del Sepolcro (basilica del Sepolcro in italiano) è l’edificio più antico del complesso. Dodici colonne di marmo e mattoni circondano il santuario centrale che conserva le reliquie di San Petronio, scoperte qui nel 1141.
In passato le donne incinte di Bologna erano solite fare trentatré volte il giro del Sepolcro (una volta per ogni anno di Cristo) entrando a ogni giro nel sepolcro per pregare. Poi si recavano nella chiesa vicina per pregare davanti all’affresco della Madonna incinta.
Il corpo di San Petronio è stato spostato nel 2000 nella basilica di San Petronio.
Una fonte d’acqua è simbolicamente assimilata alle acque del Giordano. Nel periodo antico di Bologna, era la fonte sacra del tempio di Iside.
Quest’ultimo si trovava probabilmente in questo luogo. Il culto della dea egizia richiedeva infatti la presenza di una fonte d’acqua. Inoltre, le sette colonne in marmo africano sono certamente romane. Queste furono completate più tardi con colonne medievali in mattoni.
Una di queste colonne di marmo nero africano è spostata e simboleggia la colonna dove Cristo fu flagellato, come menziona un cartiglio, garantendo peraltro 200 anni di indulgenze.
Il soffitto e le pareti della chiesa recavano affreschi di scene bibliche di Berlinghiero di Lucca (XII secolo), quasi interamente cancellati durante il restauro della fine del XIX secolo. Resti sono conservati nel museo della basilica.
Basilica dei Santi Vitale e Agricola
La chiesa dei San Vitale e Sant’Agricola è una basilica senza transetto, oggi dedicata ai martiri Vitale e Agricola, rispettivamente servo e padrone, che furono le due prime vittime della persecuzione dei cristiani bolognesi all’epoca di Diocleziano (nel 305 d.C.).
In passato, era dedicata a San Pietro. Una tomba cristiana primitiva recante l’iscrizione “Symon” vi fu trovata, e si diffuse una voce secondo cui si trattava del sepolcro di Simon Pietro o San Pietro. Benché priva di qualsiasi fondamento storico, questa leggenda attirò numerosi pellegrini. Il Papa, scontento, fece sotterrare la chiesa riempiendola di terra per 70 anni. Il suo restauro fu poi autorizzato a condizione di cambiarne il culto.
Si possono notare diverse curiosità nella chiesa, tra cui i resti di un pavimento romano a mosaici, visibili attraverso il vetro; due sarcofagi dell’alto medioevo attribuiti a Vitale e Agricola, con figure di animali; una croce, ecc.
L’altare maggiore è contro la parete posteriore, poiché secondo la liturgia preconciliare, il celebrante volgeva le spalle ai fedeli.
Il cortile di Pilato
Il suo nome commemora il Litostroto, il luogo dove Gesù è stato condannato. Il nord e il sud del cortile sono delimitati da due colonnati romanici con colonne cruciformi in mattoni. Al centro, una vasca di calcare poggia su un piedistallo. Questo «bacino di Pilato» è un’opera longobarda che data all’anno 740 circa.
Su una colonna sotto il portico, al centro di una finestra, un gallo in pietra datante al XIV secolo è chiamato «Gallo di San Pietro» (gallo di San Pietro in francese), in ricordo dell’episodio del Vangelo del rinnegamento di Gesù.
Si trovano anche alcune pietre tombali, tra cui una, con un vero paio di forbici, che è quella di un sarto.
Chiesa della Trinità o del Martyrium
La chiesa del Martyrium (chiesa del Martyrium), chiamata anche chiesa della Santa Croce, del Calvario, o della Trinità (Santa Croce, Calvario, o Trinità), ha un’origine incerta. Il sito ospitava probabilmente in origine le tombe dei martiri Vitale e Agricola, e divenne in seguito un battistero sotto i Longobardi. Fu più volte rinnovata.
Dall’epoca delle crociate e fino al 1950, una reliquia della Santa Croce era conservata nella cappella centrale.
L’interno è diviso in 5 navate. L’ultima cappella conserva un grande gruppo in legno de l’Adorazione dei Magi, con statue a grandezza umana. È il più antico presepe conosciuto al mondo. Lo scultore delle statue è stato identificato come quello di un famoso Crocifisso conservato nel museo d’arte della città di Bologna.
Furono dapprima scolpite nel tiglio e nell’olmo, forse verso l’ultimo decennio del XIII secolo, poi dipinte nel 1370 dall’artista Simone con il suo stile gotico personale, che era incaricato dei crocifissi bolognesi. Restaurata nel 1981, poi nel 2007, l’opera è ora protetta dietro una grande vetrina dove il tasso di umidità e la temperatura sono controllati.
La chiesa conserva anche pezzi di affreschi del XIV secolo, tra cui un frammento che mostra sant’Orsola e le sue compagne martirizzate, o una Vergine con il Bambino.
Il chiostro medievale
Più vasto del cortile di Pilato, il chiostro si sviluppa su due piani, di cui quello inferiore è probabilmente anteriore all’anno mille con le sue vaste aperture preromaniche ad arco. La parte superiore è un magnifico esempio di colonnato in stile romanico-gotico.
Alcuni capitelli sono notevoli, tra cui due in particolare: uno raffigurante un uomo nudo schiacciato da un enorme masso, un altro raffigurante un uomo con la testa girata a 180°.
Mappa
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Informazioni
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