Nell’entroterra di Ventimiglia e nella valle della Nerva, i due vicini villaggi di Dolceacqua e Apricale meritano una deviazione. Il primo è un villaggio medievale con il suo grazioso ponte romanico e i resti del suo vecchio castello dei Doria che furono immortalati da Monet.
Apricale è un altro borgo medievale arroccato su una collina nella valle verdeggiante, con una graziosa piazza centrale, case in pietra e un antico castello.
Dolceacqua
A pochi chilometri dalla costa, Dolceacqua è uno dei più incantevoli villaggi liguri del Ponente, attraversato dal fiume del Val Nervia. Nel 1884 Claude Monet immortalò il ponte romanico e il castello dei Doria che domina il borgo medievale, rimasto immutato fino ad oggi.
Il villaggio gode della sua iscrizione tra i « più bei borghi d’Italia » e beneficia della « bandiera arancione », marchio di qualità turistica e ambientale che viene assegnato solo a poco più di 100 borghi in Italia.
Il suo centro storico è sicuramente tra i più suggestivi e immersivi della regione. L’atmosfera medievale è infatti ovunque, con i suoi passaggi a volta, archi, portali, ecc.
Al di là, sulla collina si estendono vigne e ulivi, da cui si produce un vino profumato, il Rossese.




Breve storia
I conti di Ventimiglia edificarono il primo castello a Dolceacqua intorno al 1151, sullo sperone roccioso tra la Val Roja e la Val Nervia. Nel 1270, il feudo fu acquisito dai Doria di Genova, che controllarono la regione da questo castello, poi il borgo si sviluppò progressivamente.
A partire dal XV secolo la città si sviluppò anche dall’altra parte del fiume con il quartiere del « borgo ».
Fu conteso per secoli tra i Grimaldi di Monaco, i Savoia e gli stessi Doria.
Nel 1746, il castello fu quasi distrutto dagli eserciti francese e spagnolo. I Doria si stabilirono nel palazzo del villaggio, lo stesso palazzo che ospitò Napoleone nel 1794.
Visita
Dolceacqua si compone di due parti : la Terra che è il cuore più antico, costruito sui pendii sottostanti il castello, e il Borgo sulla riva destra del Nervia che è invece pianeggiante.
Si accede alla Terra dal bel Ponte Vecchio, l’emblema di Dolceacqua. Sostituì nel XV secolo un edificio più antico, con il suo unico arco a dorso d’asino. In cima, il Castello Doria fu trasformato nel corso dei secoli.
Il borgo è un superbo esempio di urbanistica medievale, con i suoi vicoli concentrici al castello, archi e passaggi coperti : i caruggi che costituivano in sé stessi una difesa del villaggio medievale.
I vicoli più curiosi sono le scasasse tra il ponte e la piazza della parrocchia. Lungo la via principale che raggiunge il castello le antiche botteghe sono occupate da gallerie d’arte, botteghe di artigiani, negozi e cantine.
Sulla piazza della parrocchia vicino al fiume, la chiesa di Sant’Antonio conserva un ricco interno barocco e il bel polittico di Santa Devota del 1515 di Ludovico Brea. Accanto il palazzo del XVI secolo ospitò i Doria. Nel quartiere Borgo si trova l’oratorio San Sebastiano.
La michetta
Gli abitanti del villaggio di Dolceacqua cucinano un dolce tradizionale, la michetta, la cui storia è legata a una leggenda. Questa racconta che nel XIII secolo, un signore della famiglia Doria che regnava su Dolceacqua, un individuo notoriamente crudele, avrebbe reclamato il suo privilegio di jus primae noctis durante il matrimonio di una bella Lucrezia che preferì darsi la morte piuttosto che offrire il suo corpo al signore durante la notte di nozze.
Ne seguì la rivolta degli abitanti che costrinsero il signore a rinunciare per sempre a questo privilegio. Da allora, questa vittoria è celebrata il 16 agosto con la preparazione della michetta, una sorta di brioche coperta di zucchero. Le donne che prepararono la michetta si resero conto che la brioche aveva la forma del sesso femminile. Allora, la portarono al villaggio gridando “Omi, au, a michetta a damu à chi remu nui” (Uomini! d’ora in poi, la michetta la offriamo a chi vogliamo!). Da allora, la mattina del 16 agosto, i giovani uomini fanno il giro del villaggio accompagnati da un’orchestra, fermandosi sotto le finestre delle ragazze chiedendo loro la michetta.
La michetta è sempre il dessert tipico di Dolceacqua, accompagnato durante le feste dal Rossese, il vino prodotto qui, che fu particolarmente apprezzato da papa Paolo III Farnese e da Napoleone.
Fu il primo vino DOC (denominazione di origine controllata) della Liguria, che è prodotto da 14 villaggi.
Apricale
Apricale è anch’esso tra i « più bei borghi d’Italia », sia per la sua bella posizione nel cuore della valle Val Nervia, tra i suoi boschi di querce e castagni, sia per i fascini del borgo.
Il centro è un vero labirinto di vicoli, passaggi e scale, con case strette separate dai tipici caruggi.
La fondazione del castello da parte dei conti di Ventimiglia risale all’incirca all’anno mille. Nel XIII secolo Apricale fu un comune libero, poi entrò nel feudo dei Doria di Dolceacqua per i cinque secoli che seguirono prima di passare sotto il dominio della Repubblica di Genova. Agostino Grimaldi distrusse il castello nel 1523.
Esistevano tre porte d’accesso al borgo, protetto da file di case in pietra che servivano da cinta muraria. Oggi si vedono dipinti sui muri delle case, che rappresentano istanti della vita quotidiana locale e dei campi, creati da numerosi artisti di passaggio.
Il cuore di Apricale è la suggestiva Piazza Vittorio Emanuele II, aperta sulla valle, con una fontana gotica, gli archi e i bei palazzi. Dietro, l’oratorio San Bartolomeo del XVI secolo conobbe un abbellimento barocco nel XVIII secolo. Più in alto, la chiesa della Natività di origine medievale fu ricostruita nel XIX secolo, vicino ai resti del castello e della torre del XII secolo. Il « castello » ospita il museo dedicato ad Apricale.
La pansarole accompagnata da latte di gallina è una dolcezza locale, e qui si producono buoni oli d’oliva con gli ulivi che crescono sulle terrazze circostanti.



Météo à Dolceacqua
Mappa
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Informazioni
- Dolceacqua : it.wikivoyage.org, www.visitdolceacqua.it, www.liguria.info
- Apricale : it.wikivoyage.org, www.touringclub.it, www.liguria.info
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