Sotto le persecuzioni dei cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano all’inizio del IV secolo della nostra era, alcuni cristiani fuggirono da Rimini e si rifugiarono sul Monte Titano, guidati dal pio muratore Marino.
Formarono una comunità e alla fine delle persecuzioni nel 313, Marino fu ordinato diacono dal vescovo di Rimini. Una patrizia romana convertita al cristianesimo che possedeva il Monte Titano, lo donò alla comunità.
La nascita di San Marino è tradizionalmente fissata al 3 settembre 301.
Prima di morire nel 366, la leggenda attribuisce a Marino le seguenti parole:

« Relinquo vos liberos ab utroque homine »
Vi lascio liberi dagli altri uomini »)

Questa frase è la base dell’identità sammarinese.

Nel medioevo, San Marino era diventata una città-repubblica a tutti gli effetti, dotata di un proprio codice giuridico. All’inizio del XIII secolo, riscattò dei castelli per estendere il suo territorio.
A partire dalla seconda metà del XIII secolo, lottò contro la repubblica di Rimini, di obbedienza guelfa e dominata dalla famiglia Malatesta, che tentò di impadronirsi di San Marino.
La città resistette alleandosi con i conti ghibellini di Urbino.
Tuttavia, degli ecclesiastici tentarono poco dopo di annettere San Marino: un certo Teodorico volle sottometterla al Papa. Ma San Marino ottenne giuridicamente ragione dopo una lunga disputa risolta da un celebre giurista di Rimini, Palamede.

Cesare Borgia, il celebre duca di Valentinois e figlio di papa Alessandro VI, invase sì San Marino nel 1503, ma il suo esercito fu annientato durante una rivolta del ducato di Urbino.
Nel 1739, il cardinale Giulio Alberoni, legato del papa in Romagna, invase per proprio conto la città, ma il Papa Clemente XII gli ordinò di liberarla.

Durante tutto il periodo detto del Risorgimento, nel corso del quale i movimenti rivoluzionari si moltiplicarono in Italia, San Marino fu terra d’asilo per numerosi esuli, tra cui Giuseppe Garibaldi che vi trovò rifugio, e di cui ottenne persino la cittadinanza

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