Malgrado la lontananza dai fiumi, dai grandi laghi e dal mare, Milano è stata per lungo tempo una città navigabile grazie ai grandi canali, i Navigli. Inoltre, a partire dal medioevo, un fossato circolare navigabile costeggiava le mura della città, la Cerchia dei Navigli. Disponeva allora di tre piccoli porti: Santo Stefano situato nell’attuale piazza omonima, San Marco all’altezza di Piazza San Marco, e Sant’Eustorgio che divenne la Darsena di Porta Ticinese.
Ancora oggi la Darsena è alimentata dalle acque del Ticino attraverso il Naviglio Grande, che raggiungono nuovamente il Ticino a Pavia vicino alla foce con il Po attraverso il Naviglio Pavese.
Alcune chiuse collegavano la Cerchia ai porti, come la Conca di Viarenna di cui oggi rimane un bacino, che collegava la Darsena di Porta Ticinese, e che fu la prima chiusa di navigazione in Europa.

Quartiere dei Navigli

Abbandonati nei XIX e XX secoli, inquinati e sepolti, i canali sono stati rivalutati negli ultimi decenni, attirando la borghesia e diventando luoghi popolari e vivaci, con bar, ristoranti, artigiani, piste ciclabili e locali notturni.
Il quartiere dei Navigli, intorno alla Darsena con i Naviglio Grande e Naviglio Pavese, è un piacevole quartiere di Milano, situato a due chilometri dal Duomo, fuori dal centro città a volte soffocante. Un mercatino si tiene lungo il Naviglio Grande l’ultima domenica del mese.

Storia dei Navigli

I Navigli furono costruiti a partire dal XII secolo, destinati in origine a collegare la città con i fiumi del Ticino e dell’Adda e ad irrigare i dintorni, per poi comunicare con il Po e i grandi laghi. Essi permisero così a Milano di dotarsi di un porto fluviale e di facilitare il commercio.

Navigli_XX_secolo

Navigli di Milano (Autore : Regione Lombardia, fonte)

Il Canale del Ticino (Naviglio Grande) collegò Milano all’inizio del XIII secolo. Leonardo da Vinci completò il canale collegato all’Adda e al Lago di Como nel XV secolo, il Naviglio Martesana, con un ingegnoso sistema di chiuse, e all’inizio del XIX secolo Napoleone fece completare il Naviglio Pavese fino alla foce del Po con il Ticino, da Pavia.
Questi canali alimentavano il traffico commerciale, grazie a chiatte a fondo piatto, che potevano risalire la corrente dragando cavalli o uomini.
Furono in parte abbandonati nei XIX e XX secoli, la ferrovia e la strada si sostituirono al trasporto fluviale. Furono persino inquinati e sepolti, prima di essere rivalutati negli ultimi decenni, in particolare con il quartiere dei Navigli attorno alla Darsena che divenne popolare e vivace.

Naviglio Grande

Il Naviglio Grande, che collega Milano al fiume Ticino dall’inizio del XIII secolo, è il più antico dei canali navigabili collegati al centro della città, risalente al XIII secolo. Lungo la sua parte più centrale è sempre fiancheggiata da antiche case basse, oggi occupate da numerosi bar, pub e ristoranti. È diventata una delle zone più vivaci di Milano soprattutto di sera, con la gioventù della città.
Ogni domenica si tiene qui il mercato degli antiquari, e vicino alla fine il Vicolo dei Lavandai con antichi lavatoi.
Più avanti, San Cristoforo sul Naviglio è una chiesa composta da due edifici, uno romanico e l’altro gotico, con un campanile quattrocentesco, che segnava spesso l’ingresso a Milano per i battellieri.

Naviglio Martesana

Fu Leonardo da Vinci che completò il Naviglio Martesana collegato all’Adda e al Lago di Como nel XV secolo, con un ingegnoso sistema di chiuse. Si chiama anche Naviglio Piccolo.
Oggi, le piste ciclabili lo costeggiano fino a Cassano d’Adda 30 chilometri più lontano.

Naviglio Pavese

All’inizio del XIX secolo Napoleone fece completare il Naviglio Pavese raggiungendo il Ticino presso la foce del Po a Pavia. Lungo 33 km, il canale è navigabile solo dal 1819. Conta ancora le 12 chiuse che permettevano di scendere i 52 metri di dislivello. A 2,4 km dal centro, la Chiesa Rossa conserva magre vestigia della sua lunga storia.

Un prolungamento del Lambro taglia ad ovest i Navigli risalendo verso nord fino al sito dell’Expo di Milano del 2015.

 

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