Il Museo della città di Brescia si trova nel complesso di Santa Giulia. È un luogo unico, con un ricco museo archeologico ospitato negli spazi dell’antico Monastero di Santa Giulia. Fu iscritto dall’Unesco al patrimonio mondiale tra i siti dei « Longobardi in Italia. Luoghi di potere (568-774 d.C.) ».
Le varie sezioni del museo sono disposte cronologicamente e tematicamente, conservando circa 10.000 reperti, risalenti al IV millennio a.C. fino al XVIII secolo d.C. La visita è proposta con un percorso attraverso i luoghi emblematici del monastero, passando anche da un’area archeologica con due abitazioni di epoca romana (I-III secolo d.C.), la Basilica Lombarda di San Salvatore (VIII secolo d.C.), il Coro delle Monache (inizio XVI secolo) e l’Oratorio romanico di Santa Maria in Solario (XII secolo). In quest’ultimo era conservato il tesoro del monastero, dove si trova ancora la Lipsanoteca in avorio che conteneva le reliquie, e al livello superiore la straordinaria Croce di Desiderio dell’epoca carolingia, ornata da 212 gemme.

Museo archeologico

Lungo un percorso cronologico e tematico sono presenti circa 12.000 opere che documentano la storia bresciana dal III millennio a.C. fino al Rinascimento.
Le opere provengono da scavi della città e dei dintorni, ma anche da collezionisti. Vi si trovano alcuni elementi architettonici di monumenti dell’antica Brixia, alcuni dei quali provenienti dagli edifici del vicino parco archeologico.

Chiesa di Santa Maria in Solario

L’oratorio romanico di Santa Maria in Solario risale alla metà del XII secolo e fu luogo di culto privato delle monache.
Queste pareti sono costituite da blocchi con frammenti romani inseriti. È di forma quadrata, su due livelli, sormontato da un tamburo ottagonale con loggia cieca sorretta da colonne e capitelli dell’Alto Medioevo.
In basso, un altare romano funge da pilastro centrale. Qui sono esposti oggetti legati alle reliquie del tesoro, come il grande reliquiario in avorio, la Lipsanoteca del IV secolo d.C. o la croce in oro, perle e pietre colorate del X secolo d.C.
Il piano superiore, propizio al raccoglimento, ha volta dipinta stellata, pareti affrescate, da Floriano Ferramola (1513-1524), dove al centro è esposta l’eccezionale Croce di Desiderio, opera di oreficeria dell’epoca carolingia (IX secolo) con le sue 212 gemme, camee, bicchieri colorati, risalenti a diverse epoche.

Basilica di San Salvatore

La Basilica di San Salvatore è un’importante testimonianza di architettura lombarda. Originariamente il monastero fu fondato dal re Desiderio nel 753 d.C. per dedicarlo al Santo Salvatore, poi vi collocò i resti della martire Santa Giulia in una chiesa-mausoleo.
Sono stati rinvenuti muri originali, ma anche i resti di una domus romana (I-IV secolo d.C.), nonché elementi anteriori alla fondazione (prima età longobarda 568-650) tra cui le basi di una chiesa più antica.
Il campanile fu innalzato verso il 1300, e nel corso del XIV secolo furono create le cappelle sul lato nord. Nel 1466 la facciata fu demolita per costruire ad un livello superiore il coro delle monache, trasformando così il livello inferiore in atrio a San Salvatore.
Le tre navate interne sono separate da antiche colonne romane in marmo, sormontate da capitelli riccamente decorati. Le pareti hanno resti di affreschi sulla vita di Cristo e martiri le cui reliquie erano nella cripta.
In controfacciata e nella cappella si vedono affreschi attribuiti a Paolo da Caylina il Giovane, e alla base del campanile affreschi di Romanino con episodi della vita di Sant’Obizio, realizzati intorno al 1525.
Una nicchia sulla parete destra è una tomba attribuita alla regina Ansa. La cripta che risale all’VIII secolo fu ampliata nel XII secolo.

Il coro delle monache

Questo coro costruito nel XV-XVI secolo è articolato su due livelli, seguendo il canone benedettino, con sontuose sale affrescate da Floriano Ferramola e da Paolo da Caylina il Giovane. Le scene colorate, legate al tema della salvezza, rappresentano l’infanzia di Gesù, la Passione, la Risurrezione, ecc.
Qui sono esposte sculture e monumenti funerari di epoca veneziana, come il grande Mausoleo Martinengo, capolavoro del Rinascimento in Lombardia.

Domus dell’Ortaglia

Il percorso museale passa attraverso un’area archeologica con i resti di due domus, che si trovava infatti in un antico quartiere residenziale romano, tra il centro di Brixia e le mura orientali. Furono occupati dal I al IV secolo d.C.
Gli atri pavimentati sono circondati da spazi abitativi e privati, decorati con mosaici e affreschi. Le condutture in piombo fornivano l’acqua corrente dagli acquedotti urbani, in particolare per alimentare le fontane.
All’esterno si trovava il Viridarium, i giardini con gli orti dove venivano coltivati alberi da frutto ed erbe aromatiche, che sono state ricostruite in parte con i loro confini quadrangolari ispirandosi ai risultati degli scavi archeologici. Sono state piantate specie dell’epoca: fico, melo, mela cotogna, pera, pesca o melograno, e negli spazi verdi bosso, alloro, oleandro, mirto e diverse rose.

Sezione Epoca Romana. La città

La sezione contestualizza i principali monumentali romani di Brixia, alcuni dei quali possono essere visitati nel vicino Parco Archeologico con il santuario repubblicano, il Tempio Capitolino e il teatro. Qui si scoprono modelli e pezzi architettonici.
Viene ricordato anche il periodo della tarda antichità quando gli antichi luoghi di culto pagani furono abbandonati, come nella zona del Capitolo dove furono scoperti due depositi di bronzo intenzionali, tra cui quello del XIX secolo con la Vittoria alata (esposta nel Tempio stesso), e l’altra con molti oggetti di culto.

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